“Scientismo, scienza, democrazia”
Di Mario Capanna
Presidente Fondazione Diritti Genetici

“L’importante è il prodotto, non la tecnologia con cui è stato ottenuto”.

Questo impegnativo principio è stato proclamato (nel luglio 2011), senza alcun dubbio di incertezza, da uno dei massimi biotecnologi italiani (determinante, fra l’altro, nella decodificazione del genoma della vite, impresa ragguardevole): in un contesto pubblico e altamente qualificato, dove il confronto verteva sulle biotecnologie, riguardanti in particolare l’agroalimentare.

Senz’altro non si tratta del primo caso di uno scienziato che teorizza l’ “indifferenza” della tecnologia rispetto al suo risultato: e, quel che è peggio, di certo non sarà l’ultimo.

Fu facile contraddirlo con un esempio: l’energia elettronucleare. Se il popolo italiano ha respinto con ben due referendum (1987 e 2011) l’installazione di centrali atomiche nel nostro Paese, è perché ha ritenuto inaffidabile, troppo costosa e pericolosa la tecnologia nucleare finalizzata a produrre elettricità.

Vuole, ovviamente, l’energia elettrica, ma derivante da altre fonti – e, dunque, da altre tecnologie – possibilmente rinnovabili e comunque alternative al nucleare.

Il cittadino comune ha afferrato con semplicità ciò che lo “scienziato” non riesce a vedere: la inscindibilità del rapporto mezzo-fine.

Come non cogliere che, nel campo delle bioscienze, questo nesso è parimenti – se non maggiormente – stringente e ineludibile?

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  • Carlo De Rosa

    Quando si dice scienza e democrazia, democrazia e potere decisionale sulle scoperte scientifiche e si afferma che riguardano tutti e che tutti, in democrazia, devono decidere anche in campi nei quali non hanno conoscenza,competenza,informazione,istruzione, linguaggio,mi domando come questo sia possibile.Allora penso che le decisioni possano essere prese solamente tenendo conto di un codice etico rigoroso,senza il quale dovrebbe essere vietato prendere decisioni .Questo codice dovrebbe affermare,senza possibilita di equivoci, di non arrecare danno alle persone e all’ambiente. La scienza dovrebbe servire al progresso della collettivita, cioè del singolo e di tutti. Non e possibile accettare il principio,che il fine giustifica i mezzi, la scienza è un servizio pubblico, ha il diritto di finanziamenti erogati dallo stato,pagati da tutti.Questi finanziamenti garantiscono alla scienza la sua autonomia da chiunque voglia influenzare la sua indipendenza.La scienza non deve lavorare al soldo del profitto.La vostra iniziativa è utile per il fatto che stimola la mia opinione,ma per il resto non serve a nulla.

  • Fabrizio (insegnante)

    Non sono convinto, come sostiene De Rosa, che sia sufficiente assegnare il ruolo della ricerca ad istituti pubblici per ottenere la garanzia che risponda alle esigenze delle società. I tagli all’istruzione e lo stato precario e deprimente in cui versano molte università italiane rischiano di spingere  sempre più le ricerche del settore pubblico verso risultati che siano “vendibili” sul mercato. Ma anche quando questo non accade, non è detto che la valutazione complessiva non possa giovarsi del parere di quella parte di società in grado di esprimere un giudizio di merito o di promuovere un dibattito su risvolti magari trascurati dallo Scienziato.

  • Fabio

    Applicare un codice etico per la ricerca pubblica può essere necessario ma non
    sufficiente. Esistono settori della ricerca i cui risultati possono essere
    applicati tanto a scopi benefici che offensivi, come la fissione nucleare o la
    manipolazione genetica dei microrganismi. 
    Una maggiore apertura alla società potrebbe senz’altro offrire maggiori
    garanzie di sicurezza collettiva

  • Maurizio

    Quello della ricerca partecipata è un bel principio ma non credo che si possa realizzare in pratica senza rischio di rallentare il corso della scienza

  • Marco Cammi

    Cosa c’entra l’esempio del nucleare con il problema dell’indifferenza verso il metodo con cui si ottiene il risultato? Il popolo italiano non ha bocciato il metodo in quanto tale, ma ne ha bocciato l’affidabilità. Se poi Capanna vuol dire che non si può prescindere dalla morale per valutare la tecnologia, dice una banalità. Non si può mai prescindere dalla morale per nessun fatto che coinvolga terzi.

  • Simona

    Ma il giudizio su un metodo implica, in primo luogo, il giudizio sulla sua affidabilità. Non c’è bisogno di scomodare Cartesio per ricordare che se si vuole giudicare (o comunque analizzare) un metodo non si può prescindere dalla sua affidabilità… che non è certo un dettaglio trascurabile!

    Simona

  • http://trumanb.blogspot.it/ Truman Burbank

    Molta la carne al fuoco in questo dibattito e diversi temi appaiono interessanti.
    Ha presumibilmente senso considerare alcuni elementi di contorno e paradossi di base, non perchè si voglia giocare sui temi proposti, ma perchè i confini ed i paradossi aiutano ad individuare la Gestalt del fenomeno “scienza” nella società attuale.
    Così come nello studio delle funzioni matematiche si tenta di individuare il comportamento al limite allo scopo di tracciare una forma, i paradossi possono aiutare a vedere la forma del fenomeno “scienza”.
    1) Perchè “Science and democracy” nella lingua di Shakespeare? La lingua di Galileo non andava bene?
    2) Il dibattito appare sponsorizzato da una “Fondazione dei diritti genetici”. E’ compatibile la sponsorizzazione degli interventi con la democrazia (anche prescindendo dalla scienza)?
    3) La scienza appare oggi come la disciplina maggiormente di successo nello spiegare il mondo intorno a noi, quella che meglio riesce a rispondere ai problemi ontologici di base che ogni individuo si pone appena comincia a ragionare (Chi sono io? Cos’è il mondo intorno a me? Esistono gli altri?). Essa appare come la disciplina maggiormente indicata a dare LE RISPOSTE. Ma è fondata la fiducia nelle risposte della scienza.?

    Comincio dal terzo punto. La scienza si basa su una fiducia, quasi una certezza, che il mondo sia conoscibile. Ma questa fiducia non è dimostrabile dall’interno della scienza (ricordare Godel). A tutti gli effetti è metafisica. Ricordo che il materialismo, ad esempio, è prima di tutto una scelta metafisica. Su un assunto metafisico viene costruito l’edificio della scienza. Ma nessun edificio è più solido delle sue fondamenta.
    A conforto della scelta della scienza come disciplina fondamentale molti considerano i suoi successi. E assumono così un atteggiamento di rispetto e devozione verso i suoi sacerdoti. Un atteggiamento che alcuni chiamerebbero “fede”. E la metafisica si rinforza con la teologia.
    Le fondamenta restano sempre quelle.

    Andiamo al secondo punto. Ha senso l’interesse economico come spinta per ricercare conoscenza scientifica?
    Secondo me, in un’ottica a breve esso può anche portare risultati. Ma in sostanza l’interesse economico si oppone all’ansia di cercare principi fondamentali alla base della scienza. La scienza diventa una forma di Scolastica, dove si chiosano all’infinito i temi consentiti, ma mai si affonda il coltello (o meglio il bisturi di Occam).

    Il primo punto riporta agli obiettivi del dibattito ed allo Zeitgeist attuale. La scienza ha molto successo come strumento di controllo sociale, ma bisogna avvicinare i cittadini ai suoi discorsi per mantenere e potenziare gli assetti di potere garantiti dalle istituzioni scientifiche. L’uso della lingua inglese è funzionale allo scopo di far vedere la scienza vicina al linguaggio dei mass-media ed al sistema commerciale. Credo Debord direbbe che la “Società dello spettacolo” ha i suoi modi di esprimersi e l’uso dell’inglese funziona bene allo scopo di promuovere in definitiva la genetica, quel ramo delle scienze biologiche che non sa distinguere un vivo da un morto.

  • Giuseppe Nasti

    Mi sembra un utile argine in una società democratica, ma è anche vero che la maggioranza non sempre ha ragione. La scienza deve essere al servizio delle masse, ma deve tendere al miglioramento  delle condizioni di vita anche di un singolo individuo, perciò se non si è sicuri degli scopi e della direzione della ricerca è meglio essere quanto più cauti è possibile.