La scienza in una società democratica


di MARCO MAMONE CAPRIA
Dipartimento di Matematica e Informatica
Università degli Studi di Perugia

Le opinioni di un cittadino, nelle nostre società, sono libere: se pensa che gli asini volano o che il volo delle streghe su un manico di scopa è impossibile, nessuna istituzione lo perseguiterà per questo. Com’è noto, ciò non è sempre accaduto: in tempi e luoghi non molto lontani se qualcuno era accusato di avere opinioni in contrasto con i dogmi della chiesa cattolica, o – per citare un altro esempio storicamente significativo – con i principî del materialismo dialettico, poteva essere inquisito e punito.

Invece l’uso delle opinioni (inclusa la loro comunicazione) non è affatto libero nemmeno oggi e negli stati “occidentali”: se chi pensa che gli asini volano è un maestro di scuola e intende insegnarlo alla sua classe, glielo si impedirà e, qualora insista, sarà colpito da misure disciplinari.

Si può dire che questo stato di cose è abbastanza ragionevole: gli asini non volano, ed è quindi giusto che a chi nutre la bizzarra opinione contraria si impedisca di insegnarla ai nostri figli. Il problema è che accanto a tesi sulle quali praticamente non c’è mai stato alcun dubbio e altre su cui oggi ci sono relativamente pochi dubbi (per esempio quelle relative alla forma della Terra), ce ne sono molte altre che godono di due proprietà:

1) sono controverse;

2) il loro riconoscimento ufficiale (o quello della loro negazione) ha importanti conseguenze socio-politiche.

Che cosa intendiamo quando diciamo che una certa tesi è “controversa”? La forma impersonale di questa espressione nasconde una seria difficoltà concettuale: come si identificano i soggetti qualificati a partecipare a una controversia in un certo campo del sapere? In effetti una tesi non è considerata come “controversa” per il solo fatto che c’è qualcuno che ne dubita. È necessario che i dubbi siano avanzati da una persona di riconosciuta competenza. In questa locuzione entrambe le parole sono problematiche.

Vedremo che gli sviluppi di questo tema ci porteranno a comprendere la natura di quella forma di idolatria della scienza (lo scientismo) che è oggi una delle principali ideologie con cui si puntella il rapporto squilibrato tra governati e governanti, visti, questi ultimi, in quanto affetti da una insuperabile minorità intellettuale e trattati come tali.

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