A proposito di scienza e scientismo


di ANDREA OLIVERO

Presidente ACLI

Rispondo molto volentieri alla sollecitazione che la Fondazione Diritti Genetici mi rivolge rispetto a temi che ritengo non da oggi fondamentali, non solo perché interpellano la mia coscienza personale, di uomo e di cittadino, ma perché i problemi e gli interrogativi che aprono non possono lasciare indifferenti i soggetti della società civile.
La riflessione contenuta nella dense pagine di Mario Capanna richiederebbe un’analisi più circostanziata di quella che necessariamente dovrò affidare ad una sintesi essenziale. Voglio tuttavia esprimere almeno alcune direttrici di pensiero e di elaborazione.

Anzitutto mi pare cruciale interrogarsi sui limiti e sulla giurisdizione di un sapere scientifico che ha ormai varcato le soglie della vita e del vivente, pretendendone non solo la conoscenza assoluta, ma la piena disponibilità di intervento e modificazione.
Non siamo contro la scienza come legittima aspirazione umana a ridurre lo spazio della ignoranza che mortifica il nostro percorso di emancipazione: dal bisogno, dalla paura, dalla povertà. Il progresso scientifico correttamente coniugato con una visione integrale dell’uomo e della vita, cioè secondo uno sguardo olistico, come bene si dice nel testo di Capanna, ha liberato negli ultimi secoli milioni di persone da mali che nei millenni precedenti avevano afflitto l’umanità.

Altra cosa tuttavia è lo scientismo che chiamerei non solo “metafisica” della scienza ma sua ybris. Una sorta di dogmatismo irresponsabile che, applicandosi alla vita nelle sue molteplici forme, ne misconosce e tendenzialmente ne distrugge la complessità. Una assolutizzazione del sapere scientifico come sapere dei mezzi indipendenti dai fini, dei fatti indipendenti dai valori che ci consegna al dettato scientista totalmente inermi. Lo scientismo così applicato al dominio della vita attraverso il “braccio” operativo della tecnologia tradisce il carattere empirico, provvisorio, probabilista e consapevolmente fallibile che ha accompagnato la stessa nascita della scienza moderna e, subito dopo, quella di una ragione intesa come capacità critica, esercitata anzitutto su se stessa (come dice la grande impresa kantiana). Recuperare il vero spirito della vera scienza in un quadro umanistico ricomposto nella sua integralità è un’urgenza a cui siamo chiamati tutti. Una questione etica e democratica, perché si dia una scienza pensosa, sottratta alle derive del turbo-scientismo pericolosamente, è vero, in combutta con quelle complici del turbo-capitalismo. Un grande impegno di partecipazione democratica per costruire un ethos della scienza e della vita che, a partire dal principio di precauzione, disegni un nuovo paradigma culturale entro cui ripensare la scienza, la tecnologia, i confini stessi della vita.

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  • Marco S

    Da dove potrebbe venire la spinta per questo necessario cambio di prospettiva ?
    A mio avviso potrebbero cominciare i giornalisti e gli opnion-makers che, alla ricerca della notizia a tutti i costi,  hanno l’abitudine di esaltare ogni nuovo risultato della scienza, anche quando questo avrebbe bisogno di ulteriori conferme e sperimentazione… troppo spesso infatti accade che poi, com’è giusto, applicando il metodo scientifico, questi risultati vengano smentiti o ridimensionati e che la cosa passi sotto totale silenzio !

  • Napolitano Sabatino

    La conoscenza scientifica è la condizione necessaria e propedeutica a qualsiasi altra

  • http://www.facebook.com/claudiocinga.verni Claudio Cinga Verni

    La scienza non DEVE essere democratica. Non voglio che sulla mia salute decidano dei teologi, o dei folosofi o degli economisti o dei muratori. Affidereste la costruzione di un grattacielo ad un biologo? O la riparazione di una centrale atomica ad un falegname? C.