Diritti all’innovazione: scienza e democrazia complici dello sviluppo


di SIMONA GALASSO

Giornalista, responsabile comunicazione e ricerche sui media-FDG

“Tanto la scienza ha oggi bisogno della democrazia, quanto la democrazia ha bisogno della scienza”. Così il filosofo Umberto Cerroni, scomparso nel 2007, concludeva un suo scritto, pubblicato postumo, sul binomio scienza-democrazia, in cui sottolineava l’enorme progresso fatto da entrambe nel corso del XX secolo e l’errore di chi, continuando a denunciare l’insufficienza dell’una e dell’altra, ne mette in luce i limiti a discapito degli aspetti positivi.
E’ vero, il XX secolo ha visto il grande e parallelo sviluppo della scienza e delle istituzioni democratiche, in un processo cominciato a partire dal XVII secolo di cui è opportuno non dimenticare mai la consistenza teorica e pratica e l’enorme patrimonio in termini di valori politici, sociali, culturali e civili che ha determinato; ma è altrettanto vero che è proprio quel progresso della democrazia di cui il filosofo sottolinea lo sviluppo parallelo a quello scientifico che legittima la possibilità di analizzare criticamente alcuni aspetti della stessa scienza e di chiedere alla ricerca non certo di auto-censurarsi o autolimitarsi ma di aprirsi maggiormente alla società e ai suoi bisogni. Cerroni temeva che interrogarsi sui limiti della scienza potesse autorizzare l’aspirazione a “protesi cognitive” e che sottolineare l’incapacità della scienza in alcuni campi legittimasse la capacità di altre forme di conoscenza o addirittura un “sostanziale ritorno alle tradizionali dipendenze della ricerca scientifica dalle varie metafisiche, teologie e ideologie”.

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  • elenavirgilio

    A proposito di partecipazione sociale all’innovazione… a metà ottobre il Ministero dello sviluppo economico ha aperto una consultazione  pubblica on line sulle strategie energetiche del nostro Paese, che – come si legge sul sito del ministero – “espliciti in maniera chiara gli obiettivi principali da perseguire nei prossimi anni, tracci le scelte di fondo e definisca le priorità d’azione, pur sapendo di agire in un contesto di libero mercato e con logiche di sviluppo non controllabili centralmentesul piano strategico nazionale per l’energia”.
    Peccato però che la consultazione sia durata solo un mese e mezzo (si è chiusa il 30 novembre) e che se ne sia parlato pochissimo…un’occasione persa