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	<title>Scienza e democrazia forum</title>
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	<description>La Fondazione Diritti Genetici promuove un dibatto su scienza e democrazia</description>
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		<title>Scienza e OGM, i vantaggi dell&#8217;interdisciplinarietà</title>
		<link>http://www.scienceanddemocracy.it/2012/05/scienza-e-ogm-i-vantaggi-dellinterdisciplinarieta/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/05/scienza-e-ogm-i-vantaggi-dellinterdisciplinarieta/vacante/" rel="attachment wp-att-695"> 
<img class="alignleft size-full wp-image-695" title="VACANTE" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/VACANTE.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a><strong><span style="color: #ff9900;">di VINCENZO VACANTE</span></strong> 
<strong><span style="color: #ff9900;">Laboratorio di Entomologia ed Ecologia applicata, </span></strong> 
<strong><span style="color: #ff9900;">Università degli Studi Mediterranea, Reggio Calabria</span></strong></p> 
<p style="text-align: justify;">Ho letto con interesse le pagine che Mario Capanna ha dedicato al problema degli OGM in agricoltura e ad uno dei suoi più autorevoli sostenitori. Il caso non è nuovo ed ed è in linea con l’italica attitudine di sciupare le parole, alimentando più di quanto non sia necessario un improduttivo chiacchiericcio.</p>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/05/scienza-e-ogm-i-vantaggi-dellinterdisciplinarieta/vacante/" rel="attachment wp-att-695"><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-695" title="VACANTE" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/VACANTE.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a><strong><span style="color: #ff9900;">di VINCENZO VACANTE</span></strong><br />
<strong><span style="color: #ff9900;">Laboratorio di Entomologia ed Ecologia applicata, </span></strong><br />
<strong><span style="color: #ff9900;">Università degli Studi Mediterranea, Reggio Calabria</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho letto con interesse le pagine che Mario Capanna ha dedicato al problema degli OGM in agricoltura e ad uno dei suoi più autorevoli sostenitori. Il caso non è nuovo ed è in linea con l&#8217;italica attitudine di sciupare le parole, alimentando più di quanto non sia necessario un improduttivo chiacchiericcio. Infatti, accade sempre più spesso che gli interventi dei pochi addetti ai lavori siano zittiti da quelli dei molti opinionisti di rango, non sempre condivisibili ma sempre capaci di allontanare ogni ragionevole soluzione dei problemi. La strategia è consolidata: distrae quanto basta, sgombrando il campo dal rischio del confronto e ingenerando dubbi e incertezze. Su questi è possibile poi costruire ogni proposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, la proposta in discussione valica i confini di un campo coltivato e i suoi effetti non si estinguono come si vuol far credere nell&#8217;ambito dell&#8217;acro, ma investono la vita nella sua essenza, entrando silenziosamente nei sistemi e scardinando meccanismi consolidati nei millenni. Da questo punto di vista non è difficile ammettere che una concezione del processo della produzione agricola connessa con l&#8217;uso degli OGM è statica, contrapponendosi per definizione ai valori della biodiversità e ai retaggi storico-culturali che con essa si relazionano. Il terreno, le piante, gli animali sono interpretati come freddi mezzi di produzione, modificabili alla bisogna, privi di storia e di identità. Si nega ad essi ogni capacità di interazione con la vita circostante, popolazioni umane comprese. Il problema è quindi più complesso di quanto sia stato postulato e la sua soluzione non può essere demandata, non me ne voglia alcuno, all&#8217;esclusivo giudizio di un genetista vegetale. Regole comuni legano infatti la produzione agricola ai sistemi naturali e nessuna proposta tecnica può negarlo. In questo senso, la proposta degli OGM è nata morta, affetta da puro scientismo, malata, cioè, di un eccesso di artificiosità e di falso modernismo. Infatti, se è vero che la tecnologia trova fondamento nella biochimica degli acidi nucleici, ossia nella base della vita, nessuno può negare che la sua applicazione in campo richieda coinvolgimenti più ampi, come quelli dell&#8217;ecologo, dell&#8217;evoluzionista e dell&#8217;agronomo, rigidamente propedeutici tra loro, tutti legati da una visione olistica del processo produttivo, non prioritariamente riconducibile &#8211; contrariamente a quanto si vuol far credere &#8211; alle esclusive competenze di pochi predestinati.</p>
<p style="text-align: justify;">Sfortunatamente, l&#8217;attuale scenario italiano non è incoraggiante. Lobby economiche prioritariamente interessate alla divulgazione della tecnologia sottraggono sempre più spazio al mondo della politica, dell&#8217;economia e della ricerca, cogliendoli distratti, impreparati, talvolta addirittura conniventi. Tralasciando le responsabilità politiche ed economiche, difficili da descrivere, almeno nel mio caso, senza il ricorso ai soliti linguaggi comuni, emerge appieno l&#8217;inconsistenza culturale di una parte del mondo della ricerca italiana, i cui comportamenti incoraggiano l&#8217;applicazione del metodo creando guasti incolmabili non solo sotto il profilo tecnico ed ambientale ma anche sotto quello formativo. Prova ne sia che in diversi Atenei italiani ci si può laureare in Agraria o in Scienze forestali senza avere sostenuto un esame di Zoologia e di Ecologia animale ma non si può fare altrettanto senza avere superato almeno un esame di biotecnologie. I nostri agronomi conosceranno quindi sempre meno i principi della tradizionale agricoltura e sempre più la tecnologia degli OGM. Tutto ciò attesta una condizione di palese arretratezza culturale che non lascia bene sperare nell&#8217;immediato per il bene delle figure professionali coinvolte e per i comparti nei quali saranno chiamati ad operare. E&#8217; lecito attendersi guasti di ordine ambientale, meglio documentati e noti ai più, macroeconomici, ossia a carico dell&#8217;intero comparto agricolo, dei beni culturali e paesaggistici, e di comprensori territoriali ben definiti, che costituiscono, con le loro tipicità, concreti spunti di sviluppo economico.<br />
Quest&#8217;ultima possibilità costituirà probabilmente una delle possibilità di salvezza della nostra bistrattata economia agricola, preda, col beneficio del diavolo e dell&#8217;Acqua Santa, di un&#8217;assatanata grande distribuzione e di una globalizzazione dai contorni non sempre chiari.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa fare nel breve e medio termine? Indipendentemente dalle scelte politiche che ognuno di noi sarà chiamato a fare e che sembrano le uniche in grado di porre ordine alla vicenda, è d&#8217;uopo parlarne, illustrando a vario livello gli aspetti veri del problema, evitando ogni approssimazione e senza mediazione alcuna. In questo senso bisogna esser grati alla Fondazione per avere creato l&#8217;opportunità di questo Forum, sede elettiva per un serio confronto. E non è poco.</p>
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		<title>Agricoltura ed ecologia, saperi in dialogo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 10:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/05/agricoltura-ed-ecologia-saperi-in-dialogo/barbera/" rel="attachment wp-att-687"> 
<img class="alignleft size-full wp-image-687" title="barbera" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/barbera.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a><span style="color: #ff9900;">GIUSEPPE BARBERA</span> 
<span style="color: #ff9900;">Professore di colture arboree, Università di Palermo</span> 
<p style="text-align: justify;">Fino alla prima metà del Novecento la figura dell’agronomo ha rappresentato una sorta di mediazione fra l’empirismo contadino e il mondo scientifico. Molte innovazioni in agricoltura arrivavano dagli agricoltori che propagavano i semi migliori, guidavano gli incroci più efficienti, individuavano le mutazioni positive, mettevano a punto tecniche di coltivazione convalidate da anni di esperienza.</p>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/05/agricoltura-ed-ecologia-saperi-in-dialogo/barbera/" rel="attachment wp-att-687"><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-687" title="barbera" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/barbera.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a><span style="color: #ff9900;">GIUSEPPE BARBERA</span><br />
<span style="color: #ff9900;">Professore di colture arboree, Università di Palermo</span></p>
<p style="text-align: justify;">Fino alla prima metà del Novecento la figura dell’agronomo ha rappresentato una sorta di mediazione fra l’empirismo contadino e il mondo scientifico. Molte innovazioni in agricoltura arrivavano dagli agricoltori che propagavano i semi migliori, guidavano gli incroci più efficienti, individuavano le mutazioni positive, mettevano a punto tecniche di coltivazione convalidate da anni di esperienza. Gli agronomi erano i codificatori e i diffusori di questi saperi. La loro trasmissione avveniva attraverso la sperimentazione che verificava e convalidava l’efficacia delle novità genetiche e tecniche nel contesto della variabilità ambientale propria dei sistemi agricoli. Non si faceva ricerca, in senso stretto, non si percorrevano strade “nuove”, ma questo non ha costituito un limite nel contesto sociale e culturale proprio di società ancora non compiutamente consumistiche, soddisfatte dalle risposte che arrivavano dai sistemi policolturali, dal loro lento adeguarsi lungo una strada millenaria di alleanza tra uomo e natura alle necessità che via via si manifestavano.<br />
Poi la rivoluzione delle macchine e della chimica di sintesi, e quella genetica che l’ha accompagnata, ha cambiato tutto. I limiti ecologici entro i quali e con i quali operare potevano essere saltati, l’agronomo è passato a diffondere tecniche nuove per contesti nuovi: in risposta agli insuccessi è adesso sempre pronto con ulteriori innovazioni che sempre più però allargano il solco tra uomo e natura e sempre meno risultano sostenibili nel tempo e nello spazio e rispondenti alle necessità degli agricoltori.</p>
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		<title>A proposito di scienza e scientismo</title>
		<link>http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/a-proposito-di-scienza-e-scientismo/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 10:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff9900;"><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/a-proposito-di-scienza-e-scientismo/oliviero/" rel="attachment wp-att-671"> 
<img class="alignleft size-full wp-image-671" title="oliviero" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/oliviero.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a>di ANDREA OLIVERO</span> 
<span style="color: #ff9900;">Presidente ACLI</span></p> 
<p style="text-align: justify;">Rispondo molto volentieri alla sollecitazione che la Fondazione Diritti Genetici mi rivolge rispetto a temi che ritengo non da oggi fondamentali, non solo perché interpellano la mia coscienza personale, di uomo e di cittadino, ma perché i problemi e gli interrogativi che aprono non possono lasciare indifferenti i soggetti della società civile.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff9900;"><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/a-proposito-di-scienza-e-scientismo/oliviero/" rel="attachment wp-att-671"><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-671" title="oliviero" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/oliviero.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a>di ANDREA OLIVERO</span><br />
<span style="color: #ff9900;">Presidente ACLI</span></p>
<p style="text-align: justify;">Rispondo molto volentieri alla sollecitazione che la Fondazione Diritti Genetici mi rivolge rispetto a temi che ritengo non da oggi fondamentali, non solo perché interpellano la mia coscienza personale, di uomo e di cittadino, ma perché i problemi e gli interrogativi che aprono non possono lasciare indifferenti i soggetti della società civile.<br />
La riflessione contenuta nella dense pagine di Mario Capanna richiederebbe un’analisi più circostanziata di quella che necessariamente dovrò affidare ad una sintesi essenziale. Voglio tuttavia esprimere almeno alcune direttrici di pensiero e di elaborazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzitutto mi pare cruciale interrogarsi sui limiti e sulla giurisdizione di un sapere scientifico che ha ormai varcato le soglie della vita e del vivente, pretendendone non solo la conoscenza <em>assoluta</em>, ma la piena <em>disponibilità</em> di intervento e modificazione.<br />
Non siamo contro la scienza come legittima aspirazione umana a ridurre lo spazio della ignoranza che mortifica il nostro percorso di emancipazione: dal bisogno, dalla paura, dalla povertà. Il progresso scientifico correttamente coniugato con una visione <em>integrale</em> dell’uomo e della vita, cioè secondo uno <em>sguardo olistico,</em> come bene si dice nel testo di Capanna, ha liberato negli ultimi secoli milioni di persone da mali che nei millenni precedenti avevano afflitto l’umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra cosa tuttavia è lo <em>scientismo</em> che chiamerei non solo “metafisica” della scienza ma sua <em>ybris</em>. Una sorta di dogmatismo <em>irresponsabile</em> che, applicandosi alla vita nelle sue molteplici forme, ne misconosce e tendenzialmente ne <em>distrugge</em> la complessità. Una assolutizzazione del sapere scientifico come sapere dei mezzi indipendenti dai fini, dei fatti indipendenti dai valori che ci consegna al dettato scientista totalmente inermi. Lo scientismo così applicato al dominio della vita attraverso il “braccio” operativo della tecnologia tradisce il carattere empirico, provvisorio, probabilista e consapevolmente fallibile che ha accompagnato la stessa nascita della scienza moderna e, subito dopo, quella di una ragione intesa come capacità critica, esercitata anzitutto su se stessa (come dice la grande impresa kantiana). Recuperare il vero spirito della vera scienza in un quadro umanistico ricomposto nella sua integralità è un’urgenza a cui siamo chiamati tutti. Una questione etica e <em>democratica</em>, perché si dia una scienza pensosa, sottratta alle derive del turbo-scientismo pericolosamente, è vero, in combutta con quelle complici del turbo-capitalismo. Un grande impegno di partecipazione democratica per costruire un ethos della scienza e della vita che, a partire dal principio di precauzione, disegni un nuovo paradigma culturale entro cui ripensare la scienza, la tecnologia, i confini stessi della vita.</p>
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<a href="http://www.scienceanddemocracy.it/interventi/intervento-oliviero.pdf" target="_blank">Intervento in fromato PDF →</a><br />
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		<title>La ricerca partecipata in agricoltura</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 10:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ceccarelli]]></category>
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		<category><![CDATA[ricerca partecipata]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff9900;"><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/la-ricerca-partecipata-in-agricoltura/ceccarelli/" rel="attachment wp-att-657"> 
<img class="alignleft size-full wp-image-657" title="ceccarelli" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/ceccarelli.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a>di SALVATORE CECCARELLI</span></strong> 
<strong><span style="color: #ff9900;">Genetista, Consulente in miglioramento genetico ICARDA</span></strong> 
<strong><span style="color: #ff9900;">(International Center for Agricultural Research in the Dry Areas – Alleppo, Siria)</span></strong></p> 
<p style="text-align: justify;">Il mio contributo al dibattito aperto da Mario Capanna su scientismo, scienza e democrazia, consiste nel portare una testimonianza diretta del fatto che il modello di una ricerca scientifica partecipata che metta in dialogo scienza e società è realizzabile con successo. </p>
<a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/la-ricerca-partecipata-in-agricoltura#disqus_thread">Lascia un commento →</a><br />
<a href="http://www.scienceanddemocracy.it/interventi/intervento-ceccarelli-abstract.pdf" target="_blank">Abstract dell’intervento →</a><br /> <a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/la-ricerca-partecipata-in-agricoltura/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff9900;"><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/la-ricerca-partecipata-in-agricoltura/ceccarelli/" rel="attachment wp-att-657"><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-657" title="ceccarelli" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/ceccarelli.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a>di SALVATORE CECCARELLI</span></strong><br />
<strong><span style="color: #ff9900;">Genetista, Consulente in miglioramento genetico ICARDA</span></strong><br />
<strong><span style="color: #ff9900;">(International Center for Agricultural Research in the Dry Areas – Aleppo, Siria)</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il mio contributo al dibattito aperto da Mario Capanna su scientismo, scienza e democrazia, consiste nel portare una testimonianza diretta del fatto che il modello di una ricerca scientifica partecipata che metta in dialogo scienza e società è realizzabile con successo. Abbiamo cominciato ad applicarlo nel 1996 in Siria, e oggi seguiamo progetti in Giordania, Egitto, Algeria, Eritrea, Etiopia, Yemen e Iran. Dovunque gli agricoltori hanno condiviso con noi il loro sapere e insieme abbiamo avviato attività che si sono venute via via modificando con il contributo di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il percorso che mi ha condotto ad occuparmi di ricerca partecipata è stato &#8211; a differenza di tanti miei colleghi &#8211; unicamente scientifico e basato su una analisi spietata dei motivi per cui gli agricoltori più poveri e quelli degli ambienti più marginali non hanno beneficiato che in misura molto marginale dei vantaggi del miglioramento genetico. L’articolo che segue è un esempio di come l’organizzazione della ricerca scientifica in agricoltura in modo partecipato possa affrontare efficacemente alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo.</p>
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<a href="http://www.scienceanddemocracy.it/interventi/intervento-ceccarelli.pdf" target="_blank">Continua a Leggere (Pdf) →</a><br />
<a href="http://www.scienceanddemocracy.it/interventi/intervento-ceccarelli-abstract.pdf" target="_blank">Abstract dell’intervento →</a></p>
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		<title>Collateralità obbligatorie</title>
		<link>http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/collateralita-obbligatorie/</link>
		<comments>http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/collateralita-obbligatorie/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 10:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[metodo]]></category>
		<category><![CDATA[oreglio]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/collateralita-obbligatorie/oreglio/" rel="attachment wp-att-637"> 
<img class="alignleft size-full wp-image-637" title="oreglio" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/oreglio.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a><strong><span style="color: #ff9900;">di FLAVIO OREGLIO</span></strong> 
<strong><span style="color: #ff9900;">Biologo, attore e cantautore</span></strong> 
<p style="text-align: right;"> <strong><em>Forse eravamo più felici quando rischiavamo </em></strong> 
<strong><em>di finire sbranati dietro a un cespuglio. </em></strong> 
<strong><em>Certo erano tempi duri, ma sapevamo che </em></strong> 
<strong><em>ci poteva uccidere quello che ci poteva </em></strong> 
<strong><em>mangiare, non quello che mangiavamo.</em></strong></p> 
<strong><em>                                                                     (Da:  All'appello mancano anche i presenti)</em></strong>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/collateralita-obbligatorie/oreglio/" rel="attachment wp-att-637"><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-637" title="oreglio" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/oreglio.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a><strong><span style="color: #ff9900;">di FLAVIO OREGLIO</span></strong><br />
<strong><span style="color: #ff9900;">Biologo, attore e cantautore</span></strong></p>
<p style="text-align: right;"> <strong><em>Forse eravamo più felici quando rischiavamo </em></strong><br />
<strong><em>di finire sbranati dietro a un cespuglio. </em></strong><br />
<strong><em>Certo erano tempi duri, ma sapevamo che </em></strong><br />
<strong><em>ci poteva uccidere quello che ci poteva </em></strong><br />
<strong><em>mangiare, non quello che mangiavamo.</em></strong></p>
<p><strong><em>                                                                     (Da:  All&#8217;appello mancano anche i presenti)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff9900;">INTRODUZIONE (Quasi-discorso sul metodo)</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Raccolgo volentieri l&#8217;invito di Mario Capanna a partecipare al dibattito attorno al trittico SCIENTISMO, SCIENZA E DEMOCRAZIA .</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piace l&#8217;idea di poter discutere in un consesso così importante: è un salto notevole per uno come me abituato a ben altri contesti dialettici.<br />
Basti pensare che ho eletto il bar a simposio permanente sul grande tema esistenziale del calcio mentre tento in parallelo di applicare la maieutica durante le dispute quotidiane con mia suocera. C&#8217;è una passione e c&#8217;è una qualche specie di Santippe nella vita di ognuno di noi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;argomento proposto da Capanna è importante e vorrei cercare di dare un piccolo contributo che spero possa essere utile.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è una dichiarazione d&#8217;intenti minimalista che mi potevo anche risparmiare. Frasi così si scrivevano nei temi in seconda media. Ma la mia logica espositiva si basa su principi opposti a quelli utilizzati dal Premier nei confronti della Magistratura: per me è meglio dire tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">E volendo dire tutto&#8230;</p>
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		<title>Mass media e manipolazione delle idee</title>
		<link>http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/mass-media-e-manipolazione-delle-idee/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 10:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[manipolazione]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[parsi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.scienceanddemocracy.it/?p=613</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/mass-media-e-manipolazione-delle-idee/parsi/" rel="attachment wp-att-614"> 
<img class="alignleft size-full wp-image-614" title="parsi" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/parsi.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a><strong><span style="color: #ff9900;">MARIA RITA PARSI</span></strong> 
<strong><span style="color: #ff9900;">Psicoterapeuta e scrittrice</span></strong></p> 
<p style="text-align: justify;">La disvalorialità, che si allarga nella società dei Paesi in via di inviluppo, come la marea nera nel Golfo del Messico a causa delle tre falle alle condotte della British Petroleum, rappresenta la metafora perfetta di un fenomeno parallelo rispetto alla violenza sulla Natura realizzata per fini bassamente di profitto, di cui è testimonianza eclatante l’autismo della scienza, ovvero una scienza autoreferenziale e avulsa dalla società.</p>
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<a href="http://www.scienceanddemocracy.it/interventi/intervento-parsi-abstract.pdf" target="_blank">Abstract dell’intervento→</a><br /> <a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/mass-media-e-manipolazione-delle-idee/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/mass-media-e-manipolazione-delle-idee/parsi/" rel="attachment wp-att-614"><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-614" title="parsi" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/parsi.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a><strong><span style="color: #ff9900;">MARIA RITA PARSI</span></strong><br />
<strong><span style="color: #ff9900;">Psicoterapeuta e scrittrice</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La disvalorialità, che si allarga nella società dei Paesi in via di inviluppo, come la marea nera nel Golfo del Messico a causa delle tre falle alle condotte della British Petroleum, rappresenta la metafora perfetta di un fenomeno parallelo rispetto alla violenza sulla Natura realizzata per fini bassamente di profitto, di cui è testimonianza eclatante l’autismo della scienza, ovvero una scienza autoreferenziale e avulsa dalla società.<br />
Così come lo scientismo costruisce alibi alla corsa sfrenata verso una tecno-sciento-crazia alla lunga autodistruttiva, in corrispondenza, la crescente perdita di peso di etica e valori nella prospettiva di ogni essere umano, divenuto tecno-cittadino affiliato alla causa della prevalenza della corsa allo sviluppo depurato dai valori, espunge ogni considerazione persino di convenienza sul lungo periodo riguardo a tale modus agendi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’accerchiamento mass mediatico è lo strumento adottato per inoculare negli individui, con messaggi diversificati per nazionalità, sesso, grado d’istruzione, gli elementi di convincimento utili a fare opera di proselitismo e di acritica accettazione.<br />
Ma questo potrebbe non bastare, perché una strategia di manipolazione genetica, non degli organismi bensì delle idee, abbisogna di un disegno meno semplice rispetto alla forzatura del DNA dei genomi caratteristici che avviene nella transgenesi.<br />
L’acculturamento mediamente più alto raggiunto in maniera massiva dopo la seconda guerra mondiale può generare sacche di resistenza tali da suscitare il rigetto degli elementi “estranei” o degli obiettivi di fidelizzazione di chi vuole imporre le proprie regole del gioco.</p>
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<a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/mass-media-e-manipolazione-delle-idee#more-613" target="_blank">Continua a Leggere →</a><br />
<a href="http://www.scienceanddemocracy.it/interventi/intervento-parsi-abstract.pdf" target="_blank">Abstract dell’intervento→</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-613"></span>Pertanto, lo schema d’intervento di chi è interessato alla costruzione di un’opinione pubblica maggioritaria ha tenuto conto anche di questa variabile, stimolando la creazione di modelli valoriali a basso contenuto etico ed a forte pulsione consumistica, tali da depotenziare tutte le possibili obiezioni e le proiezioni critiche riguardo gli effetti sul lungo periodo.<br />
La Rete, per l’imprevedibile effetto di contagio comunicativo che ha innescato la democrazia d’accesso che la caratterizza, però, ha assunto un duplice, contraddittorio e contemporaneo ruolo di promozione, sia di valori sia di disvalori, tale da rendere assai arduo misurare l’influenza di essi sulle coscienze di chi ha accesso a tali informazioni. C’è, sì, la fascia indifferente a questa contrapposizione in Rete, in quanto analfabeto-digitali, ma, trattandosi di generazioni avanzatamente adulte, ad esse si accede attraverso strumenti mediatici “semplici”, come la televisione; il che spiega il progressivo depauperamento dei contenuti veicolati su questo medium, che disegnano corridoi di “traffico” per notizie disvaloriali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per le fasce di età in cui, invece, l’accesso alla Rete e l’utilizzo dei social network sono divenuti pratica quotidiana, si assiste ad una contrapposizione palpabile fra eugenetica delle idee e libertà nell’aggregazione individuale ed autonoma delle stesse, in cui il concetto orwelliano di “Grande Fratello” (non certo la volgarizzazione spettacolare che ne costituisce la prostituzione) appare realtà e non fantascienza.<br />
L’interpretazione demonizzante della Rete stessa, però, rappresenta una resistenza antistorica che fa il gioco di chi tende ad abusare di questo strumento, visto che è facile confutarla per l’infondatezza e l’oscurantismo di cui è portatrice; una volta che, con argomentazioni convincenti e facili da rendere condivisibili, si ottiene di spazzarla via, si tiene il campo sgombro per riempire il web d’ingovernabili teorizzazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, la procedura di modificazione genetica delle idee condivise dalla maggioranza passa anche con l’involontaria complicità di chi estremizza la messa in guardia contro i pur reali utilizzi manipolatori del web: la storia, anche recente, ci ha insegnato come la parola democrazia possa assumere un’infinità di declinazioni e di contrapposte interpretazioni, facendosi bandiera persino di principi concettualmente antitetici a quelli squisitamente democratici.<br />
Urge, dunque, riflettere, promuovendo un dibattito di idee depurate da rielaborazioni artificiali tali da essere lasciapassare di involontarie adesioni a centri di potere occulti, tali da inchiodare i destini del mondo ai profitti di pochi a scapito di una crescita armoniosa e lungimirante.</p>
<p style="text-align: justify;">Si parla troppo e male di politica, dove la radice polis viene del tutto cancellata, per essere sostituita, nel concreto, da una pratica che, rimanendo aderenti all’utilizzo dell’etimologia, si traduce in oligo-ego-tica, ovvero scienza e concreta realizzazione degli interessi individuali dei detentori del potere economico.<br />
L’uso del prefisso oligos è voluto e fa sì che il neologismo non dia indicazioni qualitative, così come sarebbe stato se si fosse usato la radice aristos; infatti, sta ad indicare che non sono i migliori, bensì coloro che hanno a disposizione il potere del denaro, a guidare i destini delle masse di cittadini, cercando di silenziare nelle loro coscienze e nelle loro menti idee autonome e critiche.<br />
Profitto e risorse economiche che si moltiplicano sono i geni estranei che, in un metaforico laboratorio globale, intervengono a tracciare nuovi percorsi ai destini dell’umanità: scorciatoie verso il depauperamento del patrimonio delle risorse naturali, in un braccio di ferro fra il bene di pochi e il bene di tutti, rappresentano i feticci costruiti artificialmente per raggiungere obiettivi di corto respiro.<br />
Occorre condividere a livello generale e partecipato questa missione di verità e saggezza per il sommo degli egoismi: la sopravvivenza dell’umanità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/interventi/intervento-parsi.pdf" target="_blank">Intervento in formato PDF→</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Riflessioni sul documento di Mario Capanna  &#8220;Scientismo, scienza e democrazia&#8221;</title>
		<link>http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/riflessioni-sul-documento-di-mario-capanna-scientismo-scienza-e-democrazia/</link>
		<comments>http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/riflessioni-sul-documento-di-mario-capanna-scientismo-scienza-e-democrazia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 10:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione industriale]]></category>
		<category><![CDATA[sylos labini]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/riflessioni-sul-documento-di-mario-capanna-scientismo-scienza-e-democrazia/stefano_sylos_labini-1196083162/" rel="attachment wp-att-600"> 
<img class="alignleft size-full wp-image-600" title="stefano_sylos_labini.1196083162" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/stefano_sylos_labini.1196083162.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a><strong><span style="color: #ff9900;">STEFANO SYLOS LABINI</span></strong> 
<strong><span style="color: #ff9900;">Economista</span></strong> 
 
<span style="color: #ff9900;"><strong> 
Se il fine non giustifica i mezzi</strong></span> 
<p style="text-align: justify;">L’affermazione con cui inizia lo scritto di Mario Capanna: “L’importante è il prodotto, non la tecnologia con cui è stato ottenuto” (citazione da un noto biotecnologo), mi ha fatto pensare al celebre detto di Machiavelli “Il fine giustifica i mezzi” per cui tutto è lecito per raggiungere un determinato obiettivo.</p>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/04/riflessioni-sul-documento-di-mario-capanna-scientismo-scienza-e-democrazia/stefano_sylos_labini-1196083162/" rel="attachment wp-att-600"><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-600" title="stefano_sylos_labini.1196083162" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/stefano_sylos_labini.1196083162.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a><strong><span style="color: #ff9900;">STEFANO SYLOS LABINI</span></strong><br />
<strong><span style="color: #ff9900;">Economista</span></strong></p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong><br />
Se il fine non giustifica i mezzi</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">L’affermazione con cui inizia lo scritto di Mario Capanna: “L’importante è il prodotto, non la tecnologia con cui è stato ottenuto” (citazione da un noto biotecnologo), mi ha fatto pensare al celebre detto di Machiavelli “Il fine giustifica i mezzi” per cui tutto è lecito per raggiungere un determinato obiettivo. Ma sappiamo bene che non è così, anzi, questo modo di pensare ha permesso di giustificare le peggiori violenze ritenute necessarie per raggiungere un obiettivo nobile (nel caso di Marx, la violenza poteva essere giustificata se il fine era quello di portare il proletariato al potere). Ma i mezzi usati possono stravolgere il fine che si desidera raggiungere con degli effetti che possono essere nefasti per la società.<br />
E qui si riallaccia il discorso della presunta neutralità della tecnica, perché ogni decisione è politica e può avere sempre effetti controproducenti e degli impatti sul mondo circostante. Si tratta di vedere se gli effetti positivi superano quelli negativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Io credo che la scienza debba essere considerata come uno strumento per migliorare la qualità della vita con la consapevolezza che occorre ridurre al massimo gli effetti negativi che ogni azione determina amplificando gli effetti positivi.<br />
Ma oggi sono sempre maggiori i dubbi sul fatto che la scienza e lo sviluppo tecnologico ad essa associato possano migliorare la qualità della vita anche nel lungo periodo. E’ vero che abbiamo realizzato prodotti farmaceutici sempre più avanzati ed efficaci, che vi sono prodotti alimentari di migliore qualità, che la chirurgia ha fatto passi da gigante, che l’istruzione è progredita in vaste aree del pianeta. Tutto questo ha permesso di ridurre la mortalità infantile e aumentare le aspettative di vita, però lo sviluppo scientifico e tecnologico sta generando un impatto sugli equilibri ecologici del pianeta che può avere conseguenze pesanti sulla vita dell’uomo nel futuro.</p>
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<a href="http://www.scienceanddemocracy.it/interventi/intervento-syloslabini-abstract.pdf" target="_blank">Abstract dell’intervento<span class="meta-nav">→</span></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff9900;"><span id="more-599"></span><br />
Gli effetti della Rivoluzione industriale sull’ambiente</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, con l’avvento della “Rivoluzione industriale”, cioè con il passaggio da un’economia prettamente agricola e artigianale ad un’economia fondata sulla produzione industriale intensiva e sull’utilizzo del carbone in sostituzione del legno e  dell’energia idraulica, la temperatura media del pianeta e la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera hanno iniziato ad aumentare in modo sostenuto.<br />
L’aumento della temperatura e dell’anidride carbonica ha poi subito una fortissima accelerazione dal 1980, quando la popolazione, l’attività economica e i consumi di energia globali hanno intrapreso un sentiero di crescita sempre più rapido e sostenuto. Un andamento analogo ha caratterizzato anche il livello del mare che è risalito in modo continuo dal 1900. Quello che colpisce è la velocità con cui oggi si stanno manifestando l’aumento della temperatura e della concentrazione di anidride carbonica e lo stesso innalzamento del livello del mare. Nel periodo compreso tra il 1900 e il 2005 la temperatura media della Terra è aumentata di circa 1°C, mentre la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera ha fatto registrare un incremento da 270 parti per milione (ppm) ai valori attuali di 380 ppm. Per il livello del mare si è passati da un tasso medio di risalita pari a 1,8 mm/anno nel periodo 1900 – 1993 ad un tasso di 3,1 mm/anno nel periodo 1993-2004.<br />
Queste osservazioni hanno portato gli scienziati del Comitato intergovernativo sul mutamento climatico (IPCC) a ritenere che l’accelerazione del cambiamento climatico verso un maggiore riscaldamento sia in stretta relazione con le crescenti emissioni di anidride carbonica. Tali emissioni vengono prodotte in larga misura dall’uso dei consumi di combustibili fossili (il petrolio, il gas e il carbone soddisfano circa l’80% dei consumi mondiali di energia) e risentono degli estesi processi di deforestazione che interessano vaste aree del pianeta. Ciò significa che l’attività umana è diventata una nuova variabile che sta interagendo con le variabili “naturali” e concorre così a determinare il clima della Terra. A sua volta, l’innalzamento della temperatura sta provocando lo scioglimento del permafrost in vaste aree della Russia e del Canada e quindi il rilascio nell’atmosfera di grandi quantità di anidride carbonica e di metano precedentemente intrappolati nel ghiaccio. Così i fenomeni naturali e quelli di origine antropica generano degli effetti che si rinforzano a vicenda.<br />
D’altra parte, il riscaldamento terrestre sta determinando un rapido scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia, del mare Artico e dell’Antartide. Al riguardo, gli scienziati hanno già raccolto le prime prove di un rallentamento della risalita verso nord della corrente calda del Golfo a causa dell’afflusso di grandi quantità di acqua dolce e fredda proveniente dalla fusione dei ghiacciai nell’emisfero settentrionale. La corrente del Golfo fa sì che oggi Norvegia, Gran Bretagna, Olanda, Belgio e Francia occidentale abbiano un clima ben più mite rispetto a quello del Canada e della Groenlandia, due aree che si trovano alla stessa latitudine. L’interruzione della corrente del Golfo potrebbe determinare una forte caduta della temperatura in tutta l’Europa centro-settentrionale così come è accaduto 12.700 anni fa (il picco freddo dello Younger Dryas).<br />
Nel contempo, i processi di combustione che generano i gas serra producono anche una particolare tipologia di polveri sottili, le “nuvole marroni”, che si accumulano a 3.000 metri di altezza e che possono spostarsi rapidamente riuscendo ad attraversare l’Oceano Atlantico in meno di una settimana. Queste nubi agiscono come uno schermo che riflette verso l’esterno una parte della radiazione solare in arrivo sul pianeta. Così l’inquinamento prodotto dall’attività umana innesca anche degli effetti opposti a quelli appena illustrati: le polveri sottili scaraventate in aria dalle ciminiere di centrali elettriche, industrie, scarichi di automobili, combustioni varie, a cui si aggiungono le ceneri delle eruzioni vulcaniche, stanno riducendo di circa la metà il riscaldamento del pianeta.<br />
Dunque è evidente che l’inquinamento generato dall’attività umana sta influenzando l’evoluzione del clima terrestre. In questa fase l’effetto predominante è rappresentato dal riscaldamento dell’atmosfera per l’effetto serra causato dalle emissioni di anidride carbonica, ma sono all’opera anche fenomeni che vanno in direzione opposta, come appunto il rallentamento della corrente del Golfo e la formazione delle “nuvole marroni” riflettenti. Effetto serra, rallentamento della corrente del Golfo e nuvole marroni si sovrappongono ai movimenti della Terra intorno al Sole ed ai cicli solari. Tale complessità non rende agevole fare previsioni precise sull’evoluzione del clima terrestre, ma quel che è certo è che la temperatura sta aumentando, la concentrazione di anidride carbonica ha raggiunto livelli mai registrati in passato e gli effetti dell’attività umana sono nettamente più rapidi dei fenomeni naturali. Questi fenomeni sono in stretta relazione con i consumi di combustibili fossili, che nel futuro sono destinati ad esaurirsi e già oggi sono fonte di gravissimi conflitti militari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff9900;">Quale strategia per il futuro?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per questo la necessità di puntare su un’economia meno dipendente dai combustibili fossili e a più basso impatto ambientale deve rappresentare un obiettivo strategico a livello globale. Ma, come ha scritto anche Giovanni Sartori1, “Il mercato non ci salverà”, vale a dire che sarà necessario un maggiore intervento dello Stato perché le grandi imprese petrolifere, elettriche, chimiche e automobilistiche in questo momento hanno uno scarsissimo interesse a trainare la riconversione energetica e ambientale del sistema di produzione e di consumo. Anzi, si sta registrando una tendenza crescente verso la finanziarizzazione dei profitti delle grandi imprese multinazionali che ostacola l’espansione delle attività di ricerca di medio e lungo periodo. Questo spiega perché i governi dei maggiori paesi industrializzati come gli Stati Uniti, la Cina e l’Unione Europea stiano intervenendo in modo massiccio. Negli Stati Uniti l’amministrazione Obama ha stanziato 112 miliardi di dollari nei settori delle energie alternative, dell’efficienza energetica e della modernizzazione della rete di trasmissione dell’elettricità con l’obiettivo di ridurre la dipendenza del Paese dalle importazioni di petrolio, di abbattere le emissioni di anidride carbonica e di creare sviluppo e occupazione. La Cina ha deciso di puntare sulla green economy per contenere i gravissimi fenomeni di inquinamento che la affliggono, investendo 221 miliardi di dollari tra il 2009 e il 2010 e dimostrando che l’economia verde è al tempo stesso un’opportunità e una necessità per un paese ad alto tasso di crescita. In Europa si è intervenuti dapprima con il Protocollo di Kyoto, che rappresenta un esempio di intervento pubblico attraverso la regolamentazione, e poi attraverso la definizione della direttiva 20-20-20 che per l’Italia prevede il raggiungimento entro il 2020 di una quota di energia rinnovabile pari al 17% del totale dei consumi di energia primaria, una riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 20% e un aumento del risparmio/efficienza energetica del 20%.<br />
Insomma, lo sviluppo scientifico e tecnologico, a cui negli ultimi trenta anni si è accompagnata una crescente finanziarizzazione dell’economia, se da un lato ha permesso di migliorare notevolmente le condizioni di vita dell’umanità, dall’altro ha innescato degli effetti che potrebbero essere nefasti per la vita dell’uomo nel medio e lungo periodo.<br />
Credo che oggi questi rischi e questi effetti negativi abbiano fatto perdere alla scienza quella forza di progresso e di speranza che aveva in precedenza.<br />
Per quanto riguarda il discorso sulla scienza partecipata, diventa cruciale il controllo dell’informazione, cioè è essenziale che ci sia un’informazione corretta verso la popolazione. Questo è un altro tema fondamentale per il futuro: la diffusione di un’informazione non manipolata dai grandi gruppi economici e finanziari. E’ la base della democrazia.</p>
<p><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/interventi/intervento-syloslabini.pdf" target="_blank">Intervento in versione PDF<span class="meta-nav">→</span></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Scientismo, il rovesciamento dei mezzi e dei fini</title>
		<link>http://www.scienceanddemocracy.it/2012/03/scientismo-il-rovesciamento-dei-mezzi-e-dei-fini/</link>
		<comments>http://www.scienceanddemocracy.it/2012/03/scientismo-il-rovesciamento-dei-mezzi-e-dei-fini/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 10:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/03/scientismo-il-rovesciamento-dei-mezzi-e-dei-fini/veneziani/" rel="attachment wp-att-556"> 
<img class="alignleft size-full wp-image-556" title="veneziani" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/veneziani.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a><span style="color: #ff9900;"><strong>di MARCELLO VENEZIANI </strong></span> 
<span style="color: #ff9900;"><strong>Giornalista e saggista</strong></span> 
<p style="text-align: justify;">Caro Mario,</p> 
<p style="text-align: justify;">condivido soprattutto la pars destruens del tuo saggio, la critica allo scientismo e la pretesa arrogante che la scienza e la tecnica, o il profitto e la speculazione, possano prescindere dagli interessi generali e da quel che un tempo si si chiamava “il bene comune” e costituirsi in ragioni sufficienti e autogiustificanti. </p>
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<img class="alignleft size-full wp-image-556" title="veneziani" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/veneziani.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a><span style="color: #ff9900;"><strong>di MARCELLO VENEZIANI </strong></span><br />
<span style="color: #ff9900;"><strong>Giornalista e saggista</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Caro Mario,</p>
<p style="text-align: justify;">condivido soprattutto la pars destruens del tuo saggio, la critica allo scientismo e la pretesa arrogante che la scienza e la tecnica, o il profitto e la speculazione, possano prescindere dagli interessi generali e da quel che un tempo si chiamava “il bene comune” e costituirsi in ragioni sufficienti e autogiustificanti. Sin da ragazzo leggevo e condividevo testi critici sul primato scientista, come il “Crepuscolo dello scientismo”, di un genetista sui generis come Giuseppe Sermonti, e ho sempre coltivato una diffidenza critica verso chi sostiene l&#8217;autonomia assoluta e sovrana della scienza o, peggio, la sua subordinazione alla mistica del progresso o del fatturato. Il problema di fondo, che tu stesso accenni, è nel rovesciamento dei mezzi e dei fini. L&#8217;aspetto negativo della globalizzazione, come della scienza illimitata, o del mercato come primato assoluto, è proprio lì: i mezzi che diventano fini, la tecnica e il mercato che da gambe straordinarie per lo sviluppo dell&#8217;umanità diventano cuore e cervello della stessa, passando dalla loro inevitabile collocazione strumentale a scopi sovrani dell&#8217;esistenza. Commentando la celebre massima attribuita a Machiavelli sul fine che giustifica i mezzi, Simone Weil diceva che c&#8217;è una cosa più aberrante: quando i mezzi si sostituiscono ai fini. Questo mi pare l&#8217;aspetto disumano della scienza quando è elevata a ideologia o forse a teologia tramite lo scientismo. Posso divergere da alcune risposte e dalla scala di priorità che il tuo saggio indica, ma ritengo già importante avere condiviso uno snodo essenziale per capire e criticare il nostro tempo e la sua deriva nichilista e disumana.</p>
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		<title>Per un nuovo umanesimo della scienza</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 11:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff9900;"><strong><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/03/per-un-nuovo-umanesimo-della-scienza/pasquali/" rel="attachment wp-att-496"> 
<img class="alignleft size-full wp-image-496" title="pasquali" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/pasquali.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a>di FRANCO PASQUALI</strong></span> 
<span style="color: #ff9900;"><strong>Coordinatore “Retinopera”</strong></span></p> 
<p style="text-align: justify;">Accolgo volentieri la sollecitazione di Mario Capanna a riflettere sul rapporto tra scienza, scientismo e democrazia, una questione delicata e complessa sulla quale è opportuno interrogarsi, sia sul fronte scientifico sia sul versante sociale.</p> 

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<img class="alignleft size-full wp-image-496" title="pasquali" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/pasquali.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a>di FRANCO PASQUALI</strong></span><br />
<span style="color: #ff9900;"><strong>Coordinatore “Retinopera”</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Accolgo volentieri la sollecitazione di Mario Capanna a riflettere sul rapporto tra scienza, scientismo e democrazia, una questione delicata e complessa sulla quale è opportuno interrogarsi, sia sul fronte scientifico sia sul versante sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">La scienza contemporanea mostra sempre più spesso una forte caratterizzazione preottocentesca, una sorta di “arroganza” derivata da una eccessiva fiducia in se stessa,<br />
con la conseguente chiusura al confronto sociale e alla definizione di un corretto ordine delle priorità. La ricerca dovrebbe sempre mettere al centro dei propri obiettivi ed interessi l’uomo e la sua umanità nel senso forte del termine, avere come fine la ricostituzione di un nuovo umanesimo che sia inclusivo, aperto al confronto pubblico.<br />
L’innovazione scientifica e la sperimentazione sono fondamentali per il progresso umano, ma devono essere consapevoli, fondarsi sul consenso, analizzare implicazioni e conseguenze del proprio operare, soprattutto su temi delicati come le bioscienze e le biotecnologie applicate all’agricoltura.<br />
Ad esempio, la questione degli organismi geneticamente modificati &#8211; che in più occasioni ci ha visti partecipi insieme alla Fondazione Diritti Genetici &#8211; dimostra come l’arroganza di alcuni scienziati abbia impedito una riflessione serena su una innovazione che avrebbe richiesto studi più approfonditi, tempi più lunghi, analisi di tutte le implicazioni. Non può essere considerata, come invece è accaduto, soltanto un mero oggetto di ricerca, visto che il suo ambito di applicazione è ben più ampio e complesso, anche in virtù delle ricadute sul consorzio umano &#8211; inteso come comunità &#8211; chiamato ad interagire con la ricerca e l’innovazione.</p>
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		<title>Scienza e cittadinanza nell&#8217;arena delle decisioni</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 11:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[cori]]></category>
		<category><![CDATA[nimby]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[scientismo]]></category>
		<category><![CDATA[tav]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/03/scienza-e-cittadinanza-nellarena-delle-decisioni/cori/" rel="attachment wp-att-446"> 
<img class="alignleft size-full wp-image-446" title="cori" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/cori.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a><span style="color: #ff9900;"><strong>di LILIANA CORI </strong></span> 
<span style="color: #ff9900;"><strong>Ricercatrice dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche</strong></span> 
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff9900;">La cittadinanza scientifica</span></strong></p> 
<p style="text-align: justify;">Il tema della non neutralità della scienza ritorna, e a un primo sguardo sorprende chi ha assunto questo principio a presupposto della propria conoscenza che ci sia bisogno di riaffermarlo di ripercorrerne la storia e la validità. Ma, considerando che si moltiplicano le occasioni in cui la scienza scende (o sale) nell’arena delle decisioni e del dibattito pubblico, è certamente necessario mettere a punto ed aggiornare le elaborazioni in proposito.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scienceanddemocracy.it/2012/03/scienza-e-cittadinanza-nellarena-delle-decisioni/cori/" rel="attachment wp-att-446"><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-446" title="cori" src="http://www.scienceanddemocracy.it/wp-content/uploads/cori.jpg" alt="" width="85" height="75" /></a><span style="color: #ff9900;"><strong>di LILIANA CORI </strong></span><br />
<span style="color: #ff9900;"><strong>Ricercatrice dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff9900;">La cittadinanza scientifica</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il tema della non neutralità della scienza ritorna, e a un primo sguardo sorprende chi ha assunto questo principio a presupposto della propria conoscenza che ci sia bisogno di riaffermarlo, di ripercorrerne la storia e la validità. Ma, considerando che si moltiplicano le occasioni in cui la scienza scende (o sale) nell’arena delle decisioni e del dibattito pubblico, è certamente necessario mettere a punto ed aggiornare le elaborazioni in proposito.</p>
<p>Il caso del biotecnologo che sostiene l’indifferenza della tecnologia, quasi volesse occultare anche una parte delle proprie responsabilità nel gioco, tra le molte implicazioni pone in maniera diretta il tema della cittadinanza scientifica. Molto desiderata dall’Unione Europea e così poco praticata in Italia, la cittadinanza scientifica dovrebbe rendere le persone capaci di essere protagonisti e non sudditi, di capire cosa succede, cosa viene detto e perché, di decodificare le complessità della scienza.</p>
<p>Nonostante diversi anni passati dall’inizio del secolo, dal lancio della Strategia di Lisbona che intendeva preparare il terreno per un’Europa capace di affrontare le sfide mondiali nel ruolo di società basata sulla conoscenza, il nostro paese riesce a contribuire al panorama scientifico soprattutto come esportatore di cervelli (1).</p>
<p style="text-align: justify;">In un contesto come quello italiano attuale sembra che l’atteggiamento scientista possa trovare un suo spazio e venga lasciato germogliare con una certa facilità. Da una parte appare come il portato di una scelta di comodo per mantenere intatte le posizioni di potere, disegnando una vera e propria scienza delle convenienze; d’altra parte esso solletica e avalla un desiderio di semplificazione che si auto-giustifica con la velocità richiesta dai tempi moderni, e un catastrofismo che blocca l’azione.</p>
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